“On photography”… Appunti sulla fotografia

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Gerardo Regnani. “On photography”…

Appunti sulla fotografia
(note, citazioni, riferimenti)

_20190904_074644 - CopiaG.Regnani, Analogico vs digitale, 2019

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alchimie1black1bGerardo Regnani. “On photography”…

Appunti sulla fotografia

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Buonnavigazione!

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On photography“…

Appunti sulla fotografia

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G. Regnani, Metafore, 2008

“La fotografia [ha] tracciato gli orizzonti futuri della comunicazione. La perenne tensione dei media verso un’integrale immersione nell’esperienza diretta delle cose […] mezzi di riproduzione della realtà […] condivisione di simulacri collettivi [per] costruire la propria identità e verificare il proprio sistema di credenze.”

Alberto Abruzzese, Lessico della comunicazione, Meltemi, Roma, 2003 

 “Tutto è simbolo e analogia

(F. Pessoa)

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VER3

G. Regnani, Versailles, 1996

“[…] il miglior servizio che si possa rendere oggi alla fotografia è di integrarla al mondo delle immagini in generale, e di insistere sul fatto che essa è attraversata da numerose estetiche o forme semiotiche che si estendono anche alla pittura, al disegno o al cinema.”

Jean-Marie Floch, Forme dell’impronta, Meltemi, 2003

 

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TRAS4[1]

G.Regnani, (tras)formazione, da Mitologie del quotidiano, 1992

“La verità […] è una proprietà di alcune nostre idee e significa il loro “accordo” con la “realtà” così come la falsità significa il loro disaccordo con essa.”

da “Il significato della verità” di William James

 

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TIP12

G. Regnani, 1° Maggio, Torino, 1991

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Torino1

G. Regnani, Immagini sulla città, Torino, 1992

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TOCIM13

G. Regnani, “Luoghi di sosta“. Torino, Cimitero Sud, 1992

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STU14

G. Regnani, Stupinigi (To), 1992

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G. Regnani, s.t., 1996

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SEX2

G. Regnani, Sex, 1993

Al prof. Alberto Abruzzese

Pornografia

di Alberto Abruzzese

“La nudità del corpo, la sua riduzione alla natura di animale (per quanto arricchito da straordinarie protesi meccaniche e sociali) cade vittima di ogni pratica e ogni discorso trascendentale. Tra le poche garanzie di laicità spiccano proprio le zone sempre più emergenti della pornografia, di solito data per emblema dei processi di alienazione della persona, di deviazione della mente, di eccitazione dei consumi, di stimolo alla violenza, di disinteresse pubblico. Si pensi a quanto i territori della pornografia si siano connessi allo sviluppo dell’audiovisivo, di Internet e dei videogiochi; quanto ne costituiscano un motore e quanto, all’opposto, le stesse tecnologie vengano attraverso continui allarmi e divieti, strategicamente usate al fine di ricondurre il controllo sociale sotto l’autorità delle forme culturali tradizionali, quelle dello Stato, della Chiesa, della Famiglia e delle istituzioni pubbliche. La pornografia non è dolce, non è sentimentale, è un’alterazione del corpo che semmai risulta la più opaca dal punto di vista della passione che la anima. Anche la parola desiderio è troppo culturale per darne il senso. È massima sensorialità, massima verifica della propria appartenenza psicofisica, somatica, massima espressione di un immaginario senza pensiero e coscienza. Ma non ha senso se non quello che fa. Ha sì derivato le sue forme moderne dalla sostanza divisa e ripetitiva dei rapporti industriali, delle macchine pesanti, ma ha sempre lavorato sul corpo, senza attenuarlo, senza vestirlo con filtri e abiti che impediscano lo sguardo diretto sulle sue funzioni. La progressiva divulgazione della pornografia – nel corpo, appunto, dell’esperienza psicofisica – ha funzionato in chiave anti-estetica, anti-narrativa, anti-statuale, e dunque contro le retoriche dell’arte e della società. La pornografia è il “fuori scena” che tutti siamo. È là – come nella morte – che si annida la risorsa latente, l’incognita, il punto di vista della “nuda vita. La pornografia è la dissipazione estrema di cui dispone e gode il quotidiano. Non godimento sessuale, si badi: questo è semmai un risultato secondario, il tentativo di dare un senso a ciò che non lo ha se non da un punto di vista puramente animale. È cerimonia distruttiva e non costruttiva. Non genera, non familiarizza, non recupera. Non universalizza. Non ha memoria, passato e futuro. Le mode la sfiorano appena, toccano soltanto qualche tratto accidentale, inessenziale all’evento pornografico, quelli voluti dai mercati del sesso. A differenza delle morbidezze dell’erotismo, la pornografia si mette in scena senza contesto. Dunque di fatto essa non si mette in comune, non mette in comune nulla, neppure i suoi attanti. Essa ri-guarda soltanto l’essere “al contrario” di tutto. Solo l’insicurezza di chi fa video porno spinge a usare sguardi civetta, sguardi in macchina, agganci prospettici. Solo l’assoluta indifferenza (né diversità né solidarietà) che vi accade pone il problema di dovere trovare uno spettatore compiacente. Di fatto, la pornografia resta qualcosa in sé. La pornografia è anche la fiction in cui sapere se gli atti che vi si compiono sono veri o falsi diventa un problema inutile, che non ha nulla a che vedere con l’oggetto della rappresentazione. Un problema che riguarda solo gli effetti sullo spettatore (veri o falsi?) o la domanda impossibile che questi dovrebbe porre alla muta superficie della fiction in quanto riproduzione (domanda che, in certa misura, risulterebbe altrettanto strana se posta non a un “simulacro” di persona ma a una persona dal vivo, interrogata “a freddo” in quelle stesse posizioni o anche “a caldo”, poiché del vero e del falso si sa poco anche tra i più appassionati partner). Nella pornografia, venendo esibita l’unica realtà di qualcosa che non è né vero né falso, scompare la sfera etica (con il conseguente depennamento delle questioni estetiche tra ciò che è bello e ciò che è brutto). Qui non si pone il problema della scelta né il problema dell’utilità. Anche in questo caso i film pornografici, che alludono al sesso come forma di liberazione e di trasgressione sociale, sono altra cosa. Altra cosa anche le cornici (o i per altro ridicoli espedienti) con cui l’intento commerciale che dà spazio alla pornografia sente il bisogno di enfatizzare l’immagine attraverso manifestazioni di piacere. Tanto intense sono tutte queste deviazioni da contenuto essenziale della pornografia da rendere quest’ultima sempre e soltanto un’aspirazione irrealizzabile, qualcosa che occupa non la nostra fantasia ma ciò che noi semplicemente siamo una volta spogliati di tutto. La pornografia non ha simboli e non ha cultura. Non è bisogno psicologico o affettivo dell’altro. E neppure desiderio di socializzare. Tanto meno attraverso la procreazione. È una sorta di vuoto in cui può apparire una cosa sola.”

Alberto Abruzzese, Pornografia, da Il lessico della comunicazione, Meltemi Editore srl, Roma, 2003

G. Regnani, Sex, 1993

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 R2C

G. Regnani, Riti, tribù, Mirabella Eclano (Av), 1993

 

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RIPROD1 

G. Regnani, Riproducibilità, 1991

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REGNANI_GERARDO-FOTOGRAFIA-2019(*)

Camere oscure vs camere chiare. L’evoluzione della fotografia dall’analogico al digitale

(MIT Technology review – abstract e un breve stralcio dell’articolo pubblicato il 22-08–2005)

La fotografia digitale, con l’avvicendamento del silicio utilizzato per i nuovi sensori ottici al posto dell’argento dissolto  nei negativi classici, traccia nuove ed interessanti prospettive sul fronte della comunicazione visiva pur creando, nel contempo, diversi interrogativi riguardo alle modalità di conservazione e trasmissione della memoria.

[…] il passaggio dalle immagini sintetiche prefotografiche […] a quelle automatiche ed analogiche del medium fotografico […] La sempre più diffusa adozione di fotocamere digitali, abbinate o meno che siano ad altri media, […] pone interrogativi in ordine alle modalità di selezione e di conservazione di questa nuova e spesso incorporea iconografia.

La volatilità del dato digitale, la altrettanto inconsistente materialità delle immagini temporaneamente immagazzinate nelle memorie numeriche, […] una (ecologica?) limitazione della produzione finale […]

La possibile marginalizzazione o, talora, il dissolversi  di questi “avanzi” di lavorazione sottolinea, quindi, quanto sia opportuna l’adozione di un diverso sguardo critico  è […] testo integrale >> https://www.technologyreview.it/archivio-storico/set-ott-2005/camere-oscure-vs-camere-chiare

(*) “fotografia“, G. Regnani, 2019

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G. Regnani, Prometeo, 1992

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 AUTORIT2

Prometeo, Trastevere (RM), 2 aprile 2006

 

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Portoscuso3[1]

G. Regnani, Portoscuso (CI), 1995

Sólo «quien lo sabe todo, no teme nada». Sólo el que teme puede ser oprimido

Fontcuberta J., Ciencia y Ficcion. Fotografia, naturalezza, artificio, Mestizio A.C., Murcia, 1998

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PF6

G. Regnani, Persone & figure, 1995

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G. Regnani, La Casa – “Esterni”, 1999

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I2A[1]

G. Regnani, (In)formazione, 1992

“L’incessante susseguirsi delle immagini (televisione, streaming video, film) domina il nostro ambiente, ma quando si tratta di ricordare la fotografia è più incisiva. La memoria ricorre al fermo-immagine; la sua unità di base è l’immagine singola. In un’epoca di sovraccarico di informazioni, le fotografie forniscono un modo rapido per apprendere e una forma compatta per memorizzare. Una fotografia è simile a una citazione, a una massima o a un proverbio. Ognuno di noi ne immagazzina centinaia nella propria mente, e può ricordarle all’istante.”

Sontag S., Davanti al dolore degli altri, Mondadori, Milano, 2003

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G. Regnani, Icone, 1998

“L’uomo vive in un mondo significante. Per lui, il problema del senso non si pone; il senso è dato, s’impone come un’evidenza, come un “sentimento di comprendere” assolutamente naturale. In un universo “bianco”, ove il linguaggio non sarebbe che pura denotazione delle cose e dei gesti, sarebbe impossibile interrogarsi sul senso: ogni interrogazione è metalinguistica.”

Greimas A. J., Del senso, Bompiani, Milano, 1974

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croci9[1]

G. Regnani, Croci, 1993

“La morte è la migliore invenzione della vita”

S. Jobs

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DIS1

G. Regnani, (Di)segni, 1991

“Lo spazio della fruizione [della fotografia (NdR)] è uno <spazio fluttuante> all’interno del quale il senso di un’immagine può variare e acquisire delle significazioni addirittura opposte rispetto alle intenzioni del produttore”

Tisseron in Basso Fossali P., Dondero M. G., Semiotica della fotografia – Investigazioni teoriche e pratiche d’analisi, Guaraldi, Rimini, 2006

 

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G. Regnani, Dicotomie, 1986-1992

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G. Regnani, (Dia)sincronia, 1999/2000

“Toda fotografía es una ficción que se presenta como verdadera. Contra lo que nos han inculcado, contra lo que solemos pensar, la fotografía miente sempre, miente por instinto, miente porque su naturaleza no le permite hacer otra cosa. Pero lo importante no es esa mentira inevitable. Lo importante es cómo la usa el fotógrafo, a qué intenciones sirve. Lo importante, en suma, es el control ejercido por el fotógrafo para imponer una dirección etica a su mentira. El buen fotógrafo es el que miente bien la verdad”.

Fontcuberta J., El beso de Judas. Fotografìa y verdad, Editorial Gustavo Gili SA, Barcelona, 1997

G. Regnani, (Dia)sincronia, 1999/2000

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CERR9[1]

G. Regnani, Aeroporto Cerrina (To), 1991

“Il tempo è una variabile direttamente collegata alle nostre aspettative. Fugge o rallenta seguendo dispettoso il nostro piacere o il nostro dolore, rubando o ammassando le ore in un contrappunto di trepidazione e di noia che scandisce il nostro esistere. Per questo cerchiamo di intrappolarlo negli orologi: per inchiodarlo alle sue responsabilità, per poterne soggiogare l’esistenza con un’osservazione obbiettiva. Ma nel sogno il tempo riprende totalmente la sua inconsistenza e si abbandona senza remore all’anarchia delle nostre sensazioni.”

Marco Venturino, Se fatto tutto il possibile

 

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CF5

G. Regnani, Carloforte (CI), 1995

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B1C[1]

G. Regnani, Balin, Castello di Annone (At), 1992

“La semantica di una singola fotografia, priva di un contesto, situata fuori della proposizione, e perciò priva di un qualsiasi piano lessicale, è povera e astratta”.

Ejchenbaum, I problemi dello stile cinematografico

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G. Regnani, Automobile, da Mitologie del quotidiano, 1995

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G. Regnani, La casa. “Interni”, 2017

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consigli d’ascolto:

E. Regnani, Birth, 2018 

(composizione sonora originale e inedita, ideata per il polittico “La casa – Interni” di G. Regnani, durata 00:05:26)

per ascolto e (free) download: https://soundcloud.com/flew-music/birth

O. Taylor, Resurrection blues, …

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a5sn[1]

G. Regnani, A mia figlia, 1998

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G. Regnani, s.t., 1986

La “realtà” che appare immanente in ogni istantanea può testimoniare, piuttosto che la verità della rappresentazione stessa, la caratteristica natura di “cavallo di Troia” della fotografia.

G. Regnani, 2005

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luci1

G. Regnani, s.t., 1986

“La foto è un segno che funziona come una porzione di realtà che, sfuggendo alla semiosi, si propone all’esperienza allo stesso modo in cui tutto il reale si offre all’intervento della nostra rete sensoriale.”

Claudio Marra, Scene da camera: l’identità concettuale della fotografia, Essegi, Ravenna, 1990

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ACQUA1A[1]

G. Regnani, s.t., 1986

“La cultura liquida moderna, diversamente da quella dell’epoca della costruzione delle nazioni, non ha gente da educare ma piuttosto clienti da sedurre.”

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figura1

G. Regnani, s.t., 1996

Il solo viaggio possibile sembra essere ormai all’interno dei segni, delle immagini, nella distruzione dell’esperienza diretta.”

Luigi Ghirri

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PERS1A[1]

G. Regnani, s.t., 1991

“Se vogliamo disegnare un’architettura conforme alla struttura della nostra anima, dovremmo concepirla a immagine del labirinto.”

Nietzsche da “Archivi fotografici e forme di vita labirintiche” di Maria Giulia Dondero (http://www.ec-aiss.it/archivio/tematico/visualita/visualita.php)

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G. Regnani, s.t., 1991

“La fotografia, come reciprocità meccanica tra vita e morte, è stata ed è (ancora oggi nel suo passaggio dall’analogico al digitale) il motore diffuso e situato di relazioni sociali in cui a entrare in contatto sono soggetti e territori al tempo stesso presenti e assenti. La macchina fotografica produce istantanee di processi culturali, anzi antropologici, che sfuggono alla trasparenza della comunicazione e colgono ciò che nella simultaneità e fluidità delle relazioni umane dal vivo resta celato, nascosto, occulto. L’accumulo di queste immagini alimenta la vita remota dei territori che abitiamo, producendo così comunicazione a mezzo di comunicazione. La fotografia si è dunque introdotta nella prima metà dell’Ottocento come evoluta forma tecnologica di solidarietà tra attori della società civile, attori meccanici e attori remoti; ibridazione che già tende al cyborg. Linguaggio al di là della vita naturale delle cose e del mondo: così alieno rispetto all’umano, così prossimo tanto ai modi primordiali dell’imitazione e della riproduzione, quanto alle forme più evolute dei processi di astrazione della modernità. Così prossimo, infine, alla pornografia come ai fantasmi, sempre, dunque, ai bordi della morte.”

Abruzzese A., L’istanza fotografica dell’11 settembre 2001 in Morcellini M. (a cura di), Torri crollanti. Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l’11 settembre, Franco Angeli, Milano, 2002

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G. Regnani, Langue ou parole? Storia o preistoria?, 2000

Non colui che ignora l’alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia, – è stato detto – sarà l’analfabeta del futuro”

Benjamin W., L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino, 1966

“Diversamente da ciò che afferma Benjamin (1936) sulla decadenza dell’aura causata dalla riproducibilità tecnica, per Barthes (1980) l’impronta fotografica è iperauratica […] Non è la fotografia intesa come indice del reale che produce l’intensità della lettura, ma è l’intensità affettiva della lettura che rende la fotografia una testimonianza preziosa della persona che è davvero stata là in un certo tempo passato.”

G. Dondero, Fotografare il sacro. Indagini semiotiche, Meltemi, Roma, 2007

G. Regnani, Langue ou parole? Storia o preistoria?, 2000

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 La fotografia: langue? ou parole? storia? o preistoria?

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La fotografia - mito e merce - 1a

G. Regnani, La fotografia: mito e/o merce?, 1998

La fotografia vive costantemente in un precario ed ambiguo equilibrio fra l’istanza dell’oggetto e quella del soggetto.

G. Regnani, 2005

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Prometeo-particolare_interruttore

G. Regnani, Interruttore, 2019*  

(*) Particolare, dalla raccolta: G. Regnani, Prometeo, 1992

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REGNANI_GERARDO-LA_VOCE_DELLA_FOTOGRAFIA-2019-1-ligthG. Regnani, da La “voce”della mia fotografia, op. n. 1, 2019

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G. Regnani,  “fotografia”, 2019

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“The pain of war cannot exceed
the woe of aftermath…”

Led Zeppelin, The battle of evermore, Led Zeppelin IV, 8 novembre 1971

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G.Regnani, Analogico vs digitale, 2019

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“On photography”… Appunti sulla fotografiaultima modifica: 2020-09-04T07:01:44+02:00da gerardo.regnani
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