“RIFLESSA” – LA FOTOGRAFIA “RIFLETTE” SU SE’ STESSA – Note sul “corpo” poliedrico e multiforme della Fotografia

Riflessa”

La Fotografia “riflette” su sé stessa

Note sul “corpo” poliedrico e multiforme della Fotografia

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ANTEPRIMA della gallery

(a seguire, dopo un breve testo illustrativo, è visibile l’intera raccolta di immagini e di citazioni)

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[La fotografia è:] Una fruizione di massa – più che […] una produzione autoriale e auratica – straordinariamente ordinaria, di uno sguardo quotidiano, distratto, sciatto, di un consumo immateriale e interstiziale dello sguardo difficilmente quantificabile che è semplicemente incontro con la protesi oculare artificiale, ma anche con libri e giornali, memorie familiari, album, adesivi, etichette, confezioni e prodotti commerciali, cartelloni pubblicitari, manifesti, cartoline, t-shirt, copertine, figurine, calendari, puzzle, orologi, tessere telefoniche che si insinuano praticamente ovunque, in una dimensione postindustriale che si nutre del frammento visivo.” Giovanni Fiorentino

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Riflessa

La Fotografia “riflette” su sé stessa

Note sul “corpo” poliedrico e multiforme della Fotografia

di Gerardo Regnani

gerardo.regnani@gmail.com

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In questa raccolta di immagini (in via di completamento), la Fotografia – attraverso ognuna di queste immagini, intendo – prova a “riflettere” su sé stessa, sui suoi statuti, sulla sua varietà multiforme e anche sempre più multimediale.

Una riflessione che si avvale di una pluralità di fotografie e di riflessioni, indirizzate ad esplorare, in particolare, una tara antica del “corpo” a più dimensioni della Fotografia, ovvero la sua perenne oscillazione tra il vero ed il falso.
Un’ambiguità di fondo, quella della Fotografia, con la sua perenne oscillazione tra oggettività apparente dei suoi prodotti e l’ineliminabile soggettività connaturata con l’azione stessa del fotografare, che, da sempre, rappresenta uno dei nodi (critici) di discussione su questo strategico medium sempreverde.
Senza dimenticare, come ho già scritto tempo fa, i riflessi connessi con la natura di virtuale ante litteram di questo mezzo, riemersa anche nella sua variante “postfotografica”, anch’essa comunque sistematicamente intessuta nel groviglio di segni, non solo mediatico, dei nostri tempi.
Anche nella sua versione numerica, questa “ombra del reale” non sembra affatto in grado di garantire con certezza che esiste una relazione fra l’immagine e ciò che (forse) “è stato”, del quale essa sarebbe eventualmente una “traccia”. La Fotografia, piuttosto, sembra dimostrare, semmai, proprio il contrario e cioè l’impossibilità di una concreta duplicazione della realtà. Non vi sarebbe, altrimenti, differenza tra copia e modello originario.
Si è di fronte ad una indeterminatezza pericolosa, alimentata anche dalla presenza della Fotografia in qualsiasi interstizio del nostro quotidiano – dall’abbigliamento agli imballaggi, dagli album di famiglia agli schedari segnaletici, dalle fototessere alla dimensione planetaria e rizomatica della rete – ove svolge, sovente inavvertita, una cruciale funzione di medium tra i media. E, al pari di una sorta di pianta selvatica, che germoglia praticamente ovunque, diviene talvolta anche pretesto visivo per discorsi diretti altrove. Discorsi che, di norma, sono “esterni” all’immagine stessa e riguardo ai quali una rappresentazione visuale si limita sovente a svolgere un mero ruolo funzionale di supporto visivo, praticamente una sorta di para-discorso a conferma di quanto è già veicolato da altri media, quali, per fare degli esempi, la parola scritta della “carta stampata” o il parlato della tv.
Rimane comunque, nonostante le apparenze, un segno perennemente ambiguo, con tutto ciò che ne consegue, ad esempio in fase di ricezione, per chi lo usa come strumento di (re)interpretazione anche dell’ambiente naturale e/o sociale di riferimento, potendo talvolta veicolare “letture” distorte della realtà, anche diametralmente opposte a quelle di partenza.”

Per favorire questo ulteriore sguardo sul medium, propongo una sorta di Fotografia “riflessa” in una specie di specchio d’acqua, che prova a restituirci, oltre alla superficie visibile dell’immagine, anche il suo “corpo” poliedrico e multidimensionale. Mostrando, almeno in parte, anche lo “scheletro” teorico sottostante, ovvero dei frammenti di quel sostrato culturale sul quale la Fotografia si fonda. Un universo significante dal quale attinge senso, valore e, non ultima, la capacità di “parlare”, non ultimo, anche a sé stessa, alimentando, in tal modo, una specie di virtuoso circolo “ecologico”, che, autoalimentandosi, sopravvive nel tempo.

E la “voce”, attraverso la quale sembrano esprimersi e dialogare queste immagini con chi di volta in volta le osserva, si fonda e si alimenta di una serie – assolutamente non esaustiva ed arbitraria (della quale mi assumo, ovviamente, ogni responsabilità) – di citazioni e riflessioni più o meno note.

Si tratta, in fondo, di una soluzione narrativa – che fa vestire ad ogni fotografia proposta i panni di una sorta di ventriloquo immaginario – finalizzata alla realizzazione di un repertorio di immagini “parlanti” che caratterizza questa la mia parziale e per nulla rigorosa narrazione di quello strategico medium inter-media, definito uno specchio dotato di memoria, noto con il nome di Fotografia.

Per realizzare questo progetto ho attinto quasi esclusivamente dal mio piccolo archivio personale – composto di immagini apparentemente anche molto differenti e distanti tra loro (per contenuti, soggetti e intenti) realizzate a partire dagli Anni ’80 in poi per  ricerche, reportage, nel tempo libero, etc. – scegliendo le riprese poi proposte volutamente quasi a caso.

Si tratta, in effetti, di una selezione molto variegata, ma sempre legate tra di loro da un filo rosso che le unisce. Un atto “politico”, in sostanza, fondato sull’idea, forse discutibile, che ognuna di queste immagini potrebbe idealmente rappresentare l’emblematica traduzione visiva – o viceversa – del testo che vi ho inserito (del quale, per facilitarne la lettura, ho comunque riportato anche in una versione “in chiaro” subito dopo la relativa immagine).

Roma, 26 dicembre 2020

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(gallery)

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

(ritratto originale eseguito da A. E. P.)

“La fotografia è una scoperta meravigliosa, una scienza che avvince le intelligenze più elette, un’arte che aguzza gli spiriti più sagaci, e la cui applicazione è alla portata dell’ultimo degli imbecilli … la teoria fotografica s’impara in un’ora; le prime nozioni pratiche, in un giorno … Quello che non s’impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate …” Nadar

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G. Regnani, s.t., 2021, dalla serie “Riflessa”.

“Nel caso proprio della fotografia la nozione di “realisticità” ha generato […] imbarazzi dal momento che il forte grado di automaticità caratterizzante il processo rende assai ardua l’interpretazione linguistica. Se infatti […] la realisticità è comunque una forma di linguaggio, una trascrizione, come può essere che un procedimento largamente automatico, possa produrla? […] Ecco allora i vantaggi offerti dalla rinuncia alla nozione di “realisticità” e dal rivolgersi invece a quella di “connessione” che senza inutili ipocrisie pone in risalto come per la fotografia la questione fondamentale rimanga quella di un’origine “in presenza”, tale cioè che l’immagine si presenti come una sorta di reliquia, di reale effettivo e non trascritto.” Claudio Marra

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G. Regnani, Shirin Neshat  (“I had grown frustrated with the limitations of photography…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“I had grown frustrated with the limitations of photography, at least in the way I was approaching it. Photography was a medium that I had no training in, but had developed a particular style, which became the Women of Allah series. I needed a medium that offered me a new level of lyricism. So I made what felt like the bold decision to shift from photography to the moving image.” Shirin Neshat, Scott MacDonald, “Between Two World: An Interview with Shirin Neshat,” Feminist Studies, Fall, 2004

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G. Regnani, Sarah Moon (“… Questa mattina, alla luce del giorno…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“…Questa mattina, alla luce di un giorno di pioggia, guardo a ritroso queste foto accumulate – momenti di veglia, frammenti di un secondo, passati da cima a fondo al rallentatore di un film che avrei vissuto per procura, più spesso fuori che dentro, totalmente inghiottita da questa visione preesistente che potrei fare mia solo derubandola al reale, falsificandola, reinventandola… <<la bugia è un sogno còlto sul fatto>> dice Céline… nelle mie fotografie si tratta di sogni o di allucinazioni?” Sarah Moon

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G. Regnani, Sarah Moon (“Illusione… <<Whisfull thinking>> diceva…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“Illusione … <<Whisfull thinking>> diceva mio padre: basta volerlo vedere per credere di vederlo… e forse sì, prendo lucciole per lanterne – a forza di cercare il rovescio dell’evidenza, a forza di deambulare – passo passo, un piede, un occhio davanti all’altro, nell’oscurità in pieno giorno, sì, vedo dei miraggi, credo al miracolo, quando sento un’eco tra me e ciò che vedo, una risonanza, il ricordo di un ricordo di cui avrei perduto la traccia; si, l’occhio sente prima di vedere – e se fosse vero che “si sogna prima di contemplare e che prima di essere uno spettacolo cosciente, ogni paesaggio era un’esperienza onirica.(*)” Sarah Moon

(*) Jean Baudrillard

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G. Regnani, Sarah Moon (“… l’avrei sognato prima di averlo visto…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“… l’avrei sognato prima di averlo visto, il cielo carico di nubi minacciose, lassù sulla collina, le tracce del vento nei campi d’orzo, la paura del bambino sul ponte, il cigno con le ali spiegate, fulminato in pieno volo e deposto sul tavolo, avrei sognato che la morte ha un volto, che la donna che si allontana ha perduto il suo amante e ancora, quanto ho scattato l’otturatore sulla natura pietrificata, a mezzogiorno in pieno sole in un totale silenzio, sola sulla strada che porta Jonquières, avrei sognato?” Sarah Moon

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G. Regnani, Sarah Moon (“… Eppure mi ricordo, l’ho visto…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“… Eppure mi ricordo, l’ho visto proprio con i mei occhi, anche se l’avevo già visto, la luce troppo cruda e il paesaggio immobile. Era una domenica d’estate, laggiù, passavo, ho fotografato, lo so. Coincidenza?…” Sarah Moon

Coincidenze, Sarah Moon, Contrasto, 2001

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G. Regnani, Ferdinando Scianna (“In realtà quello che mi interessa è…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“In realtà quello che mi interessa è raccontare le cose attorno a me, le cose che mi appassionano, le cose che mi indignano, le cose che mi piacciono. Per me fotografia e racconto non sono scissi[…] Per me la fotografia che non è racconto non so cosa diavolo sia. Ogni immagine può dire un testo ed è il testo che ha in testa quello che la sta facendo e che poi ci mette quello che la sta guardando. Questo testo a volte affiora.” Ferdinando Scianna

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G. Regnani, Ferdinando Scianna (“La forma di un’immagine,…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“La forma di un’immagine, come probabilmente di qualunque cosa, è quella che porta alla sua giusta temperatura quello che si dice. Se non c’è forma non c’è nulla, però la forma per sé non conta niente. Naturalmente ogni maniera di scrivere, fotografare, cantare, è diversa. E ciascuno cerca di dare la propria piccolavoce a quello che racconta. Non c’è niente che non abbia forma.” Ferdinando Scianna

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G. Regnani, Ferdinando Scianna (“Io sono in forte perplessità intorno all’evoluzione della fotografia…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“Io sono in forte perplessità intorno all’evoluzione della fotografia. Penso che la vicenda storica della fotografia, che nasce in epoca positivista con l’esigenza di misurazione e conoscenza del mondo (io l’ho scelta per questo), non corrisponda più alla dimensione culturale di oggi. Gli uomini hanno vissuto qualche milione di anni senza la fotografia, probabilmente possono cavarsela di nuovo senza la fotografia. Quello che sicuramente non può scomparire è l’esigenza appunto di esplorare, di sperimentare, di capire il mondo e, attraverso il mondo, se stessi. Di indignarsi, di vedere le differenze o le affinità. E in questo la parola e la fotografia vanno insieme.” Ferdinando Scianna

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G. Regnani, Ferdinando Scianna (“La fotografia concettuale o estetica non mi interessa…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“La fotografia concettuale o estetica non mi interessa, nel senso che non puoi guardare a una fotografia come guardi un quadro. Perché il quadro è nel talento di chi lo ha fatto, invece la fotografia per quanto straordinaria possa essere è sempre soprattutto il reperto di qualche cosa di reale che in quell’istante era davanti al fotografo […] Perché sappiamo che sono un pezzo di esistenza.” Ferdinando Scianna

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G. Regnani, Ferdinando Scianna (“Tutti i linguaggi, per essere di qualità elevata,…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“Tutti i linguaggi, per essere di qualità elevata, hanno bisogno di una dimensione formale. La fotografia è comunque uno strappo di un momento della realtà, la grande fotografia è quella che si mette di fronte ad una realtà e attraverso lo sguardo ne coglie non solo il senso storico o aneddotico ma quello della forma[…] Il fotografo interpreta il mondo, lo guarda, lo racconta, ne recupera dei frammenti che possono fare a poco a poco, nel tempo, un racconto[…] Noi viviamo nel caos della vita, attraverso la fotografia cerchiamo senso. Il senso è la forma e la forma dà senso[…]” Ferdinando Scianna

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Mentre il regime delle immagini analogiche era incentrato sul culto del referente e della sua presenza fisica, quello delle immagini digitali tende a realizzare una significazione allo stato puro il cui ‘noema’ (per dirla alla Barthes) è l’assenza.” G. D. Fragapane

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

[Come] dimenticare qui la più celebre allegoria di questa specie. Che cos’è la famosa caverna di Platone se non già una camera scura – la più grande, io penso, che sia stata realizzata. Se egli avesse ridotto a un piccolissimo buco l’apertura del suo antro e rivestito d’uno strato sensibile la parete che gli serviva da schermo, Platone, sviluppando il fondo della sua caverna, avrebbe ottenuto un gigantesco film; e Dio sa quali conclusioni sbalorditive ci avrebbe lasciato sulla natura della nostra conoscenza e sulle essenze delle nostre idee […].” Paul Valéry

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Se non abbiamo gli strumenti per promuovere un’ecologia delle immagini, possiamo però tutelarci da esse attraverso la loro comprensione.” Gabriele D’Autilia

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia si qualifica come arte perché cerca il bello come la pittura” Julia Margaret Cameron

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

Fotografia ‘referenziale’ “Una fotografia addetta a rendere la parola del mondo, a testimoniare un certo punto di vista o a far conoscere ai lettori la ‘realtà’ di tale o tal altra condizione umana. Spesso è il discorso del fotografo-testimone, impegnato a (talvolta per) dare la parola alla storia o all’uomo. Una fotografia che vuol far credere a un discorso precedente al proprio e che ha il fine di produrre un effetto di ‘illusione referenziale’.” Jean-Marie Floch

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

Fotografia ‘sostanziale’ “[E’ una] negazione della funzione costruttiva del linguaggio fotografico senza che le parole della lingua, polisemiche e connotate, inducano qualche giudizio di valore. L’atto fotografico, qual è implicato dall’enunciato fotografico, mira questa volta al ‘grado zero della scrittura’. La fotografia sostanziale implica una autocancellazione davanti alla realtà, sia essa quella della materia, dell’oggetto o della storia nel suo farsi […].” Jean-Marie Floch

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Imparare e insegnare a leggere la fotografia, un lavoro ancora non intrapreso sistematicamente a distanza di un secolo e mezzo dalla sua nascita, assume un enorme valore didattico ed etico.” Gabriele D’Autilia

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G. Regnani, Witkin J.-P. (“When people see my work…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“When people see my work, there is no “gray area” of response. What they experience is either love or hate. People who hate what I make hate me, too. They must think I am a demon or some kind of evil sorcerer. Those who understand what I do appreciate the determination, love and courage it takes to find wonder and beauty in people who are considered by society to be damaged, unclean, dysfunctional or wretched.

My art is the way I perceive and define life. It is sacred work, since what I make are my prayers.

These works are the measure of my character, I am judged by myself, by my contemporaries and, finally, by God. My life and work are inseparable. It is all I have. It is all I need.”

Joel-Peter Witkin, 1990

Joel-Peter Witkin, Germano Celant (a cura di), Edizioni Charta,Scalo Edition, 1995

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G. Regnani, Witkin J.-P. (“A partial listing of my interests: physical prodigies…”), 2021, dalla serie “Riflessa”

“A partial listing of my interests: physical prodigies of all kinds,pinheads, dwarfs, giants, hunchbacks, pre-op transsexuals, bearded women, active or retired side-show performers, contortionists (erotic), women with one breast (center), people who live as comic book heroes, Satyrs, twins joined at the foreheads, anyone with a parasitic twin, twins sharing the same arm or leg, living Cyclops, people with tails, horns, wings, fins, claws, reserved feet or hands, elephantine limbs, etc. Anyone with additional arms, legs, eyes, breasts, genitals, ears, nose, lips. Anyone born without arms, legs, eyes, breasts, genitals, ears, nose, lips. All people with unusually large genitals. Sex masters and slaves. Women whose faces are covered with hair or large skin lesions and who are willing to pose in evening gowns. Five androgynes willing to pose together al Les Demoiselles d’Avignon. Hairless anorexics. Human skeletons and human pincushions. People with complete rubber wardrobes. Geeks. Private collections of instruments of torture, romance: of human, animal and alien parts. All manner of extreme visual perversions. Hermaphrodites and teratoids (alive and dead). A young blonde girl with two faces. Any living mith. Anyone bearing the wounds of Christ.”

Joel-Peter Witkin, 1985

Joel-Peter Witkin, Germano Celant (a cura di), Edizioni Charta,Scalo Edition, 1995

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La prospettiva centrale, sulla quale si fonda la figuralità fotografica, è [un’]operazione dell’intelletto e tutte le operazioni intellettuali […] possono essere meccanizzate” Renzo Chini

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Se da un lato la realtà fotografica è comunque un’illusione (l’immagine fotografica è sempre un’altra cosa rispetto all’oggetto fotografato), dall’altro si può dire che ogni illusione premeditata ad arte dal fotografo riceve, dalla fotografia, un attestato di verità. […] La foto, nata come scienza, favorisce il proliferare dell’illusione.” Francesca Alinovi

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La parola d’ordine di chi si impegna nei problemi sociali è <facciamo luce>, e in questa campagna a favore della luce abbiamo dalla nostra la scrittura della luce – la fotografia.” Lewis Hine

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Paradosso per paradosso: la fotografia sembra un’icona ma funziona come un indice, ovvero, la fotografia sembra un quadro ma funziona come un ready made.” Marra 2006

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il mondo è troppo complicato per ridurlo a una semplice immagine. Le immagini sono spesso dei codici per esemplificare quelle poche cose che pensiamo di conoscere. E spesso questa conoscenza si riduce a un clichè.” Philip-Lorca di Corcia

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“In qualsiasi società che non sia talmente assorbita nei suoi interessi né tanto piccola, che tutti siano in grado di sapere tutto su ciò che vi accade, le idee si riferiscono a fatti che sono fuori del campo visuale dell’individuo, e che per di più sono difficili da comprendere.” W. Lippmann

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il principale nodo teorico che da sempre è al centro di ogni riflessione sulla fotografia [è] quello relativo al ruolo dell’autore, alla sua capacità creativa, alla sua responsabilità di scrittura.” Claudio Marra

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“L’idea di copia , sia essa della natura o dell’opera d’arte stessa, si radica dunque nella cultura occidentale, e sembra guidare il pensiero degli artisti. L’arte, dal Rinascimento in poi, ha un fondamento tecnico-scientifico e manifesta una tensione verso la realtà e verso la verità che renderà possibile l’invenzione della fotografia.” Roberta Valtorta

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Nella storia della fotografia è sempre stata presente, ovviamente, una tendenza a trattare l’immagine come una costruzione d’insieme. Questo è stato spesso criticato come una forma di influenza della pittura sulla fotografia, un’influenza di cui la fotografia deve liberarsi per conquistare la sua specificità. Ma secondo me la specificità della fotografia è contraddittoria.” Jeff Wall

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il surrealismo è al centro della disciplina fotografica: nella creazione stessa di un mondo duplicato, di una realtà di secondo grado, più limitata ma più drammatica di quella percepita dalla visione naturale.” Susan Sontag

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Sia nel caso dell’innamorato e del rivoluzionario […] ciò che si afferma è la <<magia dell’immagine>>, la credenza cioè che l’immagine non è un equivalente, un <<segno>>, di quel che rappresenta, ma è la cosa stessa ch’essa rappresenta.” Liborio Termine

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

  • “La fotografia sembra essere un oggetto sfuggente e di complessa teorizzazione, presentandosi alla fruizione con identità multiple e sempre variabili.” Claudio Marra

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

  • “La fotografia è documento, è l’istantanea rivelazione della vita, è un punto di vista che implica giudizio e selezione dei fatti fissati nella loro apparenza essenziale” Lattuada

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

(ringrazio, per la gentile concessione, Cosimo Savina e Pietro D’Agostino)

“Sulle incantevoli sponde del Lago di Como, […], mi divertivo a prendere degli schizzi […]. Pensai allora [alla] Camera Obscura [… e] mi sovvenne un’idea …: come sarebbe affascinante se fosse possibile far sì che queste immagini naturali si imprimessero da sé in modo durevole e rimanessero fissate sulla carta!” W. H. Fox Talbot

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Ad ogni cambio di canale la fotografia cambia il suo significato: da uno scientifico a uno politico, da uno commerciale a uno artistico. In questo modo, la divisione delle fotografie nei vari canali non è soltanto un processo meccanico, è una procedura di codificazione. Sono gli apparati di distribuzione che imprimono sulla fotografia il significato finale per il ricevente. […] I canali di distribuzione, imedia codificano il significato finale delle fotografie.” Vilém Flusser

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La paradoja de nuestra era consiste precisamente en el divorcio entre información y conocimiento. Nunca con anterioridad habíamos recibido un flujo tan exuberante de datos y noticias, pero ese capital ya no garantiza el enriquecimiento de nuestro espíritu ni una mayor facilidad para tomar decisiones, porque resulta indigesto y nos bloquea.” Joan Fontcuberta

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il solo sentimento che si può provare per un fatto di cui non si ha un’esperienza diretta è il sentimento che è suscitato dall’immagine mentale di quel fatto [ecco perché] in certe situazioni gli individui reagiscono alle finzioni con la stessa forza con cui reagiscono alla realtà, e che in molti casi contribuiscono a creare proprio quelle funzioni cui reagiranno [attraverso] l’inserimento di uno pseudo-ambiente tra l’individuo e il suo ambiente [poiché] l’ambiente reale, preso nel suo insieme, è troppo grande, troppo complesso e troppo fuggevole per consentire una conoscenza diretta.” Walter Lippmann

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“E’ difficile sostenere che la funzione dei media consista nel fedele rispecchiamento della realtà […] ma rappresentano in sé un processo di semplificazione del reale. [Così come] è troppo semplice affermare che i media forniscono ciò che il pubblico desidera, legittimando questa posizione attraverso il ricorso insistente ai dati d’ascolto televisivo o sulla diffusione dei quotidiani.” Mario Morcellini

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[…] Un problema teorico marginale ma non trascurabile: se, cioè, la didascalia sia un metalinguaggio o meno. […] Ritengo che essa non verta sulla fotografia ma sulla cosa fotografata, con la quale essa compare a determinare solidarmente la referenza; pertanto essa è un messaggio integrativo e non un metalinguaggio, nonostante sia <<linguisticamente>> diversa dall’icona.” Eugenio Miccini

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia ebbe un ruolo quasi altrettanto decisivo nel produrre il distacco tra l’industrialismo puramente meccanico e l’era grafica dell’uomo elettronico. Il passo dall’epoca dell’uomo tipografico a quella dell’uomo grafico venne compiuto con l’invenzione della fotografia.” Marshall McLuhan

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia può certamente vantare una sorta di primato cronologico, ma oseremmo quasi dire anche morale, nella storia dell’immagine analogica.” Claudio Marra

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La realtà è quella che i mezzi di comunicazione di massa ci fanno vedere o sentire o immaginare è sempre una rappresentazione, non un toccare con mano.” Giuseppe Mazzei

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Basta spesso un nonnulla per dare a una fotografia un significato diametralmente opposto alle intenzioni del reporter. Ne feci l’esperienza io stessa […] le due pubblicazioni avevano dato alle mie fotografie un significato diametralmente opposto, che rispondeva alle rispettive intenzioni politiche.” Gisèle Freund

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

La tendenza a inquadrare su di un aspetto il focus di un evento rientra tra le caratteristiche del fotogiornalismo; […] questa concentrazione può essere mitigata o, addirittura, amplificata dall’esterno, vale a dire attraverso il ricorso, ad esempio, al testo scritto, ad una didascalia, ad un titolo paradigmatico.” Alberto Papuzzi

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La realtà umana non è nella fotografia. Poiché la realtà umana è significato – concrezione, costruzione di significati rappresi – essa non può trovarsi nella fotografia, ma nell’intenzione del fotografo. Se non c’è l’intenzione, cade anche il significato, cioè il criterio selettivo, il dato emergente, la variabile decisiva.” Franco Ferrarotti

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Una rappresentazione concreta, sensibile (a titolo di riproduzione o di copia) di un oggetto (modello referente), materiale (una sedia) o concettuale (un numero astratto), presente o assente dal punto di vista percettivo, e che intrattiene un tale legame col suo referente da poterlo rappresentare a tutti gli effetti e consentirne così il riconoscimento e l’identificazione tramite il pensiero.” Jean-Jacques Wunenburger

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Le fotografie, e in particolare le fotografie istantanee, sono molto istruttive perché sappiamo che per certi aspetti assomigliano esattamente agli oggetti che rappresentano. Ma questa somiglianza è dovuta alle fotografie che state prodotte in circostanze tali per cui erano fisicamente forzate a corrispondere punto per punto alla natura. Da questo punto di vista, dunque, esse appartengono alla seconda classe di segni: i segni di connessione fisica [indici].” Charles S. Peirce

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“I fotogrammi astratti che Man Ray, Schad, Moholy-Nagy cominciano a realizzare fra il ’18 e il ’22, prima di essere delle fotografie astratte, sono delle antifotografie. Infatti esse derogano dall’uso della macchina fotografica, rifiutando l’ossessione ottica in essa implicita. Esse evidenziano il processo di manipolazione […].” Daniela Palazzoli

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Se si può dipingere un quadro a memoria o grazie alle risorse dell’immaginazione, la fotografia, in quanto traccia fotochimica, può essere condotta a buon fine solo in virtù di un legame iniziale con un referente materiale. E’ di questo asse fisico, sul quale si produce il processo della referenza, che parla Charles S. Peirce quando si volge alla fotografia come esempio di quella categoria di segni che chiama indicali.” Rosalind Krauss

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il nuovo processo al quale ho dato il mio nome, dagherrotipo, e che è molto diverso per rapidità, nitidezza dell’immagine, delicata gradazione dei toni e, soprattutto, perfezione nei dettagli, è di molto superiore a quello inventato dal signor Niépce [è permette di] ottenere una immagine perfetta della natura […]” Louis-Jacques Mandé Daguerre

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Forse proprio nell’ineliminabile ambiguità, indecifrabilità della fotografia, nell’impossibilità di appiattirla a un unico significato, sta una delle sue risorse fondamentali.” Gabriele D’Autilia

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia ha, secondo Barthes, la caratteristica di nascondere se stessa esibendo la realtà per quel che è, o meglio, per quel che si vede. Adoperando un puro linguaggio deittico – che indica la realtà senza significarla – la fotografia assume su di sé l’utopia del grado zero della scrittura.” G. Marrone

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La scoperta che annuncio al pubblico è una delle pochissime che per i principi, i risultati, la benefica influenza sulle arti, possono essere annoverate fra le invenzioni più utili e straordinarie. Consiste nella riproduzione spontanea delle immagini della natura ricevute nella camera obscura, non a colori, ma ricche di bellissime gradazioni tonali.” Louis-Jacques Mandé Daguerre

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il noema della Fotografia è semplice, banale; nessuna profondità: “E’ stato”. [Una] evidenza [che] può essere sorella della follia […] L’immagine, dice la fenomenologia, è un nulla di oggetto.” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Una benché lontana parentela con la fotografia l’abbiamo sempre respinta con disgusto e con disprezzo perché fuori dall’arte. La fotografia in questo ha valore: in quanto riproduce ed imita oggettivamente, ed è giunta con la sua perfezione a liberare l’artista dalla catena della riproduzione esatta del vero.” Umberto Boccioni

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La macchina fotografica diventa sempre più […] capace di afferrare immagini fuggevoli e segrete, il cui effetto di shock blocca nell’osservatore il meccanismo dell’associazione. A questo punto deve intervenire la didascalia, che include la fotografia nell’ambito della letteralizzazione […], e senza la quale ogni costruzione fotografica è destinata a rimanere approssimativa. Non a caso certe lastre di Atget sono state comparate alle fotografie del luogo di un delitto.” Walter Benjamin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[…] Ma forse il settore più radicalmente rivoluzionario della fotografia fu quello delle arti tradizionali. Il pittore non poteva più dipingere un mondo tanto fotografato. Passò allora, con l’espressionismo e l’arte astratta, a rivelare il processo interno della creatività.” Marshall McLuhan

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Io credo che l’arte è e non può essere se non la riproduzione della natura […] Poiché la fotografia ci dà tutte le garanzie desiderate di esattezza (così credono, gli stolti!), l’arte è ben la fotografia […] Essendo l’industria fotografica il rifugio di tutti i pittori mancati, troppo poco dotati o troppo pigri […], questo universale esagerato entusiasmo ha non soltanto il carattere della cecità e dell’imbecillità, ma anche il tono d’una vendetta [dell’industria sull’arte].” Charles Baudelaire

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia è prima di tutto un’idea, il desiderio del fantasma, che precede la data fatidica del 1839, per vivere una gestazione durata a lungo nel tempo. E poi nella metropoli industriale che si diffonde, piattaforma essenziale dello sviluppo della comunicazione visiva generalista, che esonera l’artista dalla riproducibilità analogica del reale ed entra, fin dal suo primo annuncio, in relazione con arti, scienze, letteratura, economia e mercato dei consumi. Rapidamente si fa oggetto di riflessioni previsionali che traducono prima del tempo l’essenza della civiltà dell’immagine.” Giovanni Fiorentino

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Essendo l’industria fotografica il rifugio di tutti i pittori mancati, troppo poco dotati o troppo pigri […], questo universale esagerato entusiasmo ha non soltanto il carattere della cecità e dell’imbecillità, ma anche il tono d’una vendetta [dell’industria sull’arte]. Se si permette alla fotografia di sostituire l’arte […] essa l’avrà ben presto soppiantata o corrotta completamente, grazie alla naturale alleanza che troverà nella scempiaggine della moltitudine. Bisogna dunque che essa ritorni al suo vero compito, che è d’esser la serva delle scienze e delle arti, ma la più umile serva […] Ma se le si permette di invadere il dominio dell’impalpabile e dell’immaginario, soprattutto ciò che vale perché l’uomo vi ha aggiunto qualcosa della sua anima, allora sventurati noi! Charles Baudelaire

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia come lotta contro la morte, un’illusione di immortalità. La fotografia è […] un’operazione industriale e commerciale di proporzioni enormi.” Franco Ferrarotti

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia è una traccia del reale. Il punto di partenza di questa modernità è la presa di coscienza della natura tecnica del procedimento fotografico, il principio elementare dell’impronta luminosa retta dalle leggi della fisica e della chimica.” Philippe Dubois

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Non è certamente uno meriti minori di C. S. Peirce quello di aver potuto […] analizzare, dal 1895, lo “statuto” teorico del segno fotografico superando la concezione primaria della foto come mimesi, cioè facendo saltare quell’autentico ostacolo epistemologico della rassomiglianza tra l’immagine e il suo referente. E se egli ha potuto far saltare questo ostacolo, è perché ha preso in considerazione non solo il messaggio come tale, ma anche e soprattutto lo stesso modo di produzione del segno. Con Peirce, ci si accorge che non si può definire il segno fotografico al di fuori delle sue “circostanze”: non si può pensare la fotografia al di fuori della sua iscrizione referenziale e della sua efficacia pragmatica.” Philippe Dubois

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Bisogna […] opporre la fotografia, messaggio senza codice, al disegno […] che è un messaggio codificato.” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il messaggio fotografico è un messaggio continuo [analogon].” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La maggior parte delle fotografie-choc che ci sono state mostrate sono false in quanto appunto hanno scelto uno stato intermedio tra il fatto letterale e il fatto maggiorato: troppo intenzionali per essere fotografia e troppo esatte per essere pittura, perdono necessariamente, a un tempo, lo scandalo della lettera e la verità dell’arte: si è voluto farne segni puri, senza risolversi a dare almeno a questi segni l’ambiguità, il ritardo di uno spessore. […] La fotografia letterale introduce allo scandalo dell’orrore, non all’orrore in sé.” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Pur proponendo [la fotografia] una certa organizzazione della scena (inquadratura, riduzione, appiattimento), questo passaggio non è una trasformazione (come può esserlo una codifica) […]  In altri termini, il segno di questo messaggio non è più tratto da una riserva istituzionale, non è si, e ci si trova di fronte al paradosso di un messaggio senza codice.” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia ha indiscutibilmente aperto […] quella che poi […] si è definita come <<realtà virtuale>>, una dimensione che attualmente possiamo certo esperire in modo ben più completo e sofisticato, ma che comunque, se vogliamo riferirci a una sorta di nucleo concettualmente essenziale, era già presente nell’invenzione di Daguerre.” Claudio Marra

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Quando la fotografia mira a trasmettere un messaggio, deve sforzarsi di disporre i sintomi che espone all’interno del giusto contesto di causa ed effetto. Nella maggior parte dei casi essa dovrà avvalersi dell’ausilio della parola scritta o parlata.” Rudolf Arnheim

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[La fotografia è] un linguaggio che è strategia di comando perfettamente aderente alle pratiche e alle ideologie del «progetto moderno» con tutta la sua ambizione intellettuale di ri-ordinare il mondo, razionalizzarlo, renderlo socialmente funzionale.” Alberto Abruzzese

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

(ringrazio, per la gentile concessione, mia figlia Francesca; originale a colori)

“Le riprese fotografiche cominciano a diventare documenti di prova nel processo storico. E’ questo che ne costituisce il nascosto carattere politico. Esse esigono già la ricezione in un senso determinato. La fantasticheria contemplativa liberamente divagante non si addice alla loro natura.” Walter Benjamin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Toda fotografía es una ficción que se presenta como verdadera. Contra lo que nos han inculcado, contra lo que solemos pensar, la fotografía miente sempre, miente por instinto, miente porque su naturaleza no le permite hacer otra cosa.” Joan Fontcuberta

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Le origini prime della fotografia – tecniche ed estetiche – risiedono nell’invenzione quattrocentesca della prospettiva lineare. Sotto l’aspetto tecnico, si può dire che la fotografia non è che un mezzo per produrre automaticamente delle immagini in una prospettiva perfetta. Il lavoro estetico è più complesso e acquista significato soltanto in termini storici più ampi.” Peter Galassi

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Ogni foto, anche una semplice istantanea è, in fondo, una ‘messa in atto’, ‘una rappresentazione’, che può essere scomposta in varie fasi, ognuna piena di significato, dalla preparazione e composizione della scena […] fino all’aspettativa per il risultato finale.” Giusti, Proietti

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[Le fotografia è uno di quei] dei segni che non si rapprendono bene, che vanno a male, come il latte. Qualunque cosa essa dia a vedere e quale che sia la sua materia, una foto è sempre invisibile: ciò che noi vediamo non è lei.” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La natura che parla alla macchina fotografica è […] una natura diversa da quella che parla all’occhio; diversa specialmente per questo, che al posto di uno spazio elaborato consapevolmente dall’uomo, c’è uno spazio elaborato inconsciamente.” Walter Benjamin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“In ogni fotografia si mostra anche la costante ulteriorità della memoria; l’offuscamento al limite in cui tutti i ricordi sfumano nella memoria, senza mai esaurirla. Questa grande problematicità della memoria rispetto ai ricordi mi pare sia la luce che dà forza alle grandi testimonianze, in questo caso sì, dell’arte fotografica. L’uso più maturo del mezzo è laddove, nel suo realismo […] il ricordo si dà in tensione continua e irrisolvibile con la memoria.” Massimo Cacciari

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La produzione delle immagini digitali, per ‘statuto’ multiple, avvolgenti, simulatorie, si avvicina così, anche da un punto di vista tecnico, più alle pratiche della scrittura e della pittura che a quelle della rappresentazione per analogia.” G. D. Fragapane

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IMG-20201225-WA0040G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Ciò che caratterizza le società cosiddette avanzate, è che oggi tali società consumano immagini e non più, come quelle del passato, credenze […] Esse sono dunque più liberali, meno fanatiche, ma anche più “false” (meno «autentiche»).”  Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La Fotografia diventa allora per me un medium bizzarro, una nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo: un’allucinazione in un certo senso temperata, modesta, divisa (da una parte “non è qui”, dall’altra “però ciò è effettivamente stato”): immagine folle, velata di reale.” Roland Barthes

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“L’originalità della fotografia in rapporto alla pittura risiede dunque nella sua oggettività essenziale. […] Per la prima volta, un’immagine del mondo esterno si forma automaticamente senza intervento creativo dell’uomo, secondo un determinismo rigoroso. La personalità del fotografo non entra in gioco che per la scelta, l’orientamento, la pedagogia del fenomeno; per quanto possa essere visibile nell’opera finita, essa non vi figura allo stesso titolo di quella del pittore. Tutte le arti sono fondate sulla presenza dell’uomo; solo nella fotografia ne godiamo l’assenza.” André Bazin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Accanto alla questione tecnico-scientifica vi è una questione estetica e, anche, poetica: l’idea che sia possibile cogliere e trattenere un’immagine che viene dalla luce e dalla natura stessa.” John Szarkowski

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il signor Daguerre è […] riuscito a scoprire un procedimento che permette di fissare i vari oggetti riflessi in una camera oscura e anche di descriverli in quatto o cinque minuti, grazie al potere dei disegni della luce, nei quali gli oggetti conservano il loro disegno matematico nei suoi più minuti dettagli, e nei quali gli effetti della prospettiva lineare, e la diminuzione delle ombre generata dalla prospettiva aerea sono resi a un grado di bellezza che non ha precedenti. Non possiamo qui soffermarci sull’immensa utilità di tale invenzione.” Francois-Dominique Arago, 15 giugno 1839

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia, coi suoi mezzi ausiliari: con il rallentatore [!], con gli ingrandimenti, glielo mostra. Soltanto attraverso la fotografia egli scopre questo inconscio ottico.” Walter Benjamin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Una cosa però non è stata osservata […] e cioè le indicazioni implicite nell’autenticità della fotografia. Non sempre sarà possibile eluderle con un reportage i cui cliché comportano semplicemente che vengano associate per l’osservatore con indicazioni linguistiche [ovvero didascalie].” Walter Benjamin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Lungi dal giocare tutte le possibilità della fotografia per sovvertire l’ordine convenzionale del visibile […] la pratica comune subordina le scelte fotografiche alle categorie e ai canoni della visione tradizionale del mondo; così non meraviglia che la fotografia possa apparire come la registrazione più conforme a questa visione del mondo, cioè la più obiettiva.” Pierre Bourdieu

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“L’obiettività dell’immagine è soltanto un’illusione. Le didascalie che la commentano possono mutarne radicalmente il significato.” Gisèle Freund

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

(ringrazio, per la gentile concessione, Simone Travaglini)

“Conferendo alla fotografia un brevetto di realismo, la società non fa che confermarsi nella certezza tautologica che una immagine del reale conforme alla sua rappresentazione dell’obiettività è veramente obiettiva.” Pierre Bourdieu

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[…] La fotografia […] che si fa durante le vacanze, […] è anche ciò che fa le vacanze. Fissando l’immagine dei luoghi e dei momenti più insignificanti, li si trasfigura in monumenti del tempo libero poiché c’è la fotografia a testimoniare, per sempre, che si è avuto del tempo libero e ancora il tempo libero di fotografarlo. Sostituendo alla labile incertezza delle impressioni soggettive la certezza definitiva d’una immagine oggettiva, la fotografia appare predestinata a servire da trofeo.” Pierre Bourdieu

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Le immagini […] non sarebbero prive di codice, ma quest’ultimo verrebbe istituito contemporaneamente alla produzione del testo iconico, considerato come un insieme relativamente stabile. […] Una regola (il codice) istituita assieme al gioco (il testo iconico) porti, nella migliore delle ipotesi, a un gioco aleatorio, mentre, nella peggiore, istituzionalizzi la possibilità di barare. Niente da dire a proposito di un gioco aleatorio, salvo che noi speravamo di trovare una scacchiera, e ci ritroviamo con la roulette.” Michele Giordano

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Nonostante le apparenze, la fotografia è un esercizio di codificazione del tutto identico a tutte le altre forme di linguaggio, un processo nel quale il referente conta poco o niente.”  Claudio Marra

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_20201231_073038 G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La particolare tecnologia [della fotografia], largamente fondata su un principio di automaticità, nonché la conseguente ridotta responsabilità richiesta all’operatore hanno in effetti diffuso nella nostra cultura l’idea che la fotografia sia un mezzo incapace di mentire o perlomeno non sia in grado di farlo con quella facilità che invece caratterizza ogni altro processo culturale.”  Claudio Marra

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il nuovo processo al quale ho dato il mio nome, dagherrotipo, e che è molto diverso per rapidità, nitidezza dell’immagine, delicata gradazione dei toni e, soprattutto, perfezione nei dettagli, è di molto superiore a quello inventato dal signor Niépce [è permette di] ottenere una immagine perfetta della natura […]” Louis-Jacques Mandé Daguerre

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia può essere documento (in questo caso la funzione informativa è più potente del valore artistico); può essere evocazione (e allora richiama tutte le implicazioni culturali e psicologiche della memoria); può essere semplice tecnica riproduttiva, poiché consente di osservare effetti altrimenti invisibili (la funzione connessa è la sensorialità, la più elementare); può essere messaggio persuasivo, che permette la rappresentazione di immagini riferite all’inconscio. Infine può essere arte.” Valentina De Angelis

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“L’immagine possiede al massimo grado la capacità comunicativa del <<contatto immediato con la realtà>>. Cosa che pare negata alla rappresentazione <<virtuale>> della parola. […] La parola è razionale, l’immagine è emozionale. La parola è limitata alla cerchia di coloro che conoscono una lingua, l’immagine è universale. La prima è espressiva, la seconda è descrittiva. La parola è analitica, l’immagine è sintetica. La frase verbale ha diverse dimensioni temporali (passato, presente, futuro), oltre ai modi delle ipotesi e dell’assurdo, mentre l’immagine non si coniuga ed ha sempre la dimensione del presente (o, a ben vedere, del passato, visto che ogni soggetto è stato davanti all’obiettivo). La parola può essere astratta, l’immagine è sempre concreta.” Attilio Colombo

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Ma che cosa non è fotografabile? Il gusto dell’istantanea, del documento spontaneo, colto dalla vita, ha abolito ogni confine. […] La realtà vista in fotografia assume subito un carattere nostalgico, di preziosa gioia fuggita sull’ala del tempo e già prontamente storicizzata […] Se un fotografo si mette su questa via di recupero di tutta la realtà [dovrà] fotografare tutto […] . Fino al momento in cui non diventerà pazzo. […]  La vera ragione umana è scelta, organizzazione, invenzione.” Italo Calvino

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La linea che delimita la fotografia è un evidente punto critico. Essa non dipende infatti dall’oggetto fotografato, bensì dal vincolo materiale del formato. I lati della foto costituiscono pertanto un taglio convenzionale. Ora, rispetto a questo taglio convenzionale, si possono produrre due effetti: uno è quello di sottolinearne la convenzionalità, l’altro è quello di trovare giustificazioni <<realiste>> del taglio stesso. La principale giustificazione realista appartiene alla tradizione pittorica. La foto viene trattata come il dipinto nella teoria prospettica classica: come se fosse una finestra sul mondo al di qua della quale siamo piazzati noi osservatori. I limiti della foto vengono allora fatti coincidere con dei limiti virtuali dell’osservazione. La <<realtà>> fotografata è una specie di porzione motivata di un intero, che viene inteso continuare al di là dei limiti dell’inquadratura. Diviene questo il terreno di ciò che i linguisti chiamano implicito o non detto.” Omar Calabrese

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il grande dramma vissuto dalla fotografia: se strutturalmente non può mentire non è un segno, se non è un segno non può divenire linguaggio, se non è linguaggio non è atto culturale.” Claudio Marra

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

Fotografia ‘mitica’

“Costruzione di una precisa logica del mondo, messa in forma, articolazione creatrice di sensi a partire dal materiale costituito dai fenomeni percepiti. La fotografia tiene […] un discorso secondo, al di qua o al di là degli elementi riconoscibili che costituiscono la dimensione figurativa dell’enunciato [visivo].” Jean-Marie Floch

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Molte […] immagini, sotto la superficie [rivelano] una psicologia allarmante [connessa con] la nostra comprensione della complessità della vita.” Gregory Crewdson

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Sembra che la foto sia un testimone del suo tempo non solo per quello ch’essa rappresenta, ma anche per la sua esistenza medesima. […] La fotografia si inscrive da sola nel quadro del suo tempo: essa è il riflesso dei suoi autori, conosciuti o anonimi.” Jean A. Keim

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Le fotografie […] trasmettono il materiale grezzo senza definirlo. Indubbiamente […] esagera sia il carattere indeterminato delle fotografie sia la loro capacità di spersonalizzare. In realtà il fotografo dà alle proprie immagini una struttura e un significato nella misura in cui compie deliberatamente certe scelte. Le sue immagini rappresentano la natura e riflettono al tempo stesso il suo tentativo di assimilarla e decifrarla. E tuttavia, […] quando denuncia l’alienazione del fotografo […] ha fondamentalmente ragione. Perché le fotografie, per quanto siano capaci di scelta, non possono negare quella tendenza al disorganico e al diffuso che ne fa delle riproduzioni. E’ quindi inevitabile che siano circondate da un alone di significati multipli e indistinti.” Siegfried Kracauer

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“E’ quindi praticamente impossibile capire il medium della fotografia senza rendersi conto dei suoi rapporti con altri media vecchi e nuovi. I media infatti, in quanto estensioni del nostro sistema fisico e nervoso, costituiscono un mondo di interazioni […] che deve cercare un nuovo equilibrio ogni volta che sopraggiunge una nuova estensione.” Marshall McLuhan

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia, come oggetto tecnologico, diventa un oggetto secondo, che importa per quello che dice per sé, con il proprio linguaggio oggettuale, al di fuori delle sollecitazioni interpretative dell’esecutore, anzi, a rigore, contro di queste. Il tratto potente, con cui la fotografia entra nella sua storia, entrando come fotografia propriamente detta e non come pittura ex machina, nella storia tout court, è il carattere non antropomorfico dell’immagine, la via che si spalanca, per tutti verso una visione non antropomorfica, verso un’ottica senza occhio.” Edoardo Sanguineti

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Una singola immagine può essere notizia, ritratto, arte o documento, una di

queste cose, tutte insieme, o nessuna.” Dorothea Lange

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Forse milioni di fotografie sono già in se stesse – senza comportare il minimo ritocco – delle fotografie falsificate, perché l’inquadratura che si è imposta al fotografo nasconde più di quanto riveli. In ultima analisi, il lavoro del peggior ritoccatore rimarrà modesto se paragonato a questa frode universale che è, sin dalle origini, la fotografia.” Alain Jaubert

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia, arte meccanica, risulta essere dunque il logico punto di arrivo di un percorso che dalla mano umana passa allo strumento e giunge alla macchina e successivamente all’apparato.” Vilém Flusser

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“[Il turista] porta la macchina a tracolla e, al limite, è più preoccupato di ritrarre che di vedere. In questa corruzione dell’immagine di primo grado (vedere per ricordare) e di secondo grado (fotografare per vedere i propri ricordi), il turismo moderno presenta delle analogie sorprendenti con il cinema, che è successione percepita di immagini, ininterrotto piacere visivo.” Edgar Morin

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia costituisce il mezzo per captare il momento, ma non un momento qualsiasi, bensì il momento importante, il momento unico tra tutti in cui il vostro soggetto è pienamente rivelato, il momento della perfezione che viene una volta e non si ripete.” Jean A. Keim

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Nella misura in cui la fotografia cattura un pezzo di mondo, lo fa in blocco e rinvia così il processo dell’elaborazione del senso verso il supplemento costituito dalla didascalia scritta.” Rosalind Krauss

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Inquadrare è il modo più semplice d’eliminare. Dopo tutto, non c’è obbligo alcuno di pubblicare una fotografia nella sua interezza. E il gesto del fotografo, di tutti i gesti […] è il più arbitrario. Si ritaglia una finestra nel reale.” Alain Jaubert

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Se su una faccia d’uno edifizio […] che sia illuminata dal sole, arà al suo opposito una abitazione, e in quella faccia che non vede il sole sia fatto un piccolo spiraculo retondo, che tutte le alluminate cose manderanno la loro similitudine per detto spiraculo e appariranno dentro all’abitazione nella contraria faccia.” Leonardo da Vinci

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

Fotografia ‘obliqua’ “La negazione della fotografia interpretativa, e, in effetti, mina i fondamenti epistemici della referenzializzazione. Spesso fotografia del paradosso, essa privilegia lo spostamento, il doppio senso, il gioco di figure (se così si può chiamare l’equivalente del fioco di parole) […] andare contro l’evidenza di un senso già dato. La fotografia obliqua è dunque innanzitutto la negazione della fotografia concepita come supporto fotochimico della parola del mondo.” Jean-Marie Floch

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La realtà [è] talmente enorme e mutevole. [È] pura presunzione affrontarla con metodo scientifico, classificatorio. Ci si può arrivare indirettamente, per vie traverse, spezzandola in strani frammenti che potrebbero […], per sineddoche, essere scambiati per il tutto.” Susan Sontag

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“Il compito di ricercare una riproduzione esatta della realtà è oggi della fotografia. La pittura, sollevata da quest’incombenza, potrà recuperare la sua originale libertà d’azione.” in Heinrich Schwarz

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G. Regnani, s.t. dalla serie “Riflessa”, 2020

“La fotografia digitale continua in realtà a essere una fotografia a impronta continua, dunque dovremmo dire indicale, che solo in un secondo momento viene trasformata in una fotografia che potremmo chiamare iconica, perché fondata su tratti discreti.” Claudio Marra

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Scheda tecnica (tutte le immagini):

realizzazione: composizione a colori e in b/n, realizzata con photoeditor

caratteristiche tecniche: file “jpg”

formato: variabile

composizione: opera unica

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(IN VIA DI COMPLETAMENTO)

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“RIFLESSA” – LA FOTOGRAFIA “RIFLETTE” SU SE’ STESSA – Note sul “corpo” poliedrico e multiforme della Fotografiaultima modifica: 2020-12-26T00:01:07+01:00da gerardo.regnani
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