TUTTO sul PARKTRAITS project PARKINSON’S portraits

 2022-01-02_logo_FINE

L’Associazione culturale F.I.N.E.

(Fotografia e Incontri con le Nuove Espressioni)

 patrocina

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G. Regnani, Parktraits_#0, 2023-2024

PARKTRAITS project

PARKINSON’s portraits

Il “volto” del Parkinson

IL “GRADO ZERO” DELL’AUTORAPPRESENTAZIONE DELLA MALATTIA DI PARKINSON

Il Parktraits project è un progetto-pilota sperimentale, multimediale, “esportabile”, presentato il 25-11-2023 alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, su invito della dott.ssa Carla Piano e della prof.ssa Anna Rita Bentivoglio, Responsabile UOS Disturbi del movimento, Dipartimento di Neuroscienze.

Il progetto è stato ideato da Gerardo Regnani per far conoscere meglio la Malattia di Parkinson.

La prima fase del progetto ha portato alla realizzazione 104 “ritratti” fotografici, rielaborati alla maniera della Pop Art (vedi tutta la galleryPARKTRAITS – PARKINSON “PORTRAITS”ART vs Parkinson’s too! | Fotografia, comunicazione, media e società (myblog.it))

Allo stesso link è stata inaugurata anche la gallery GUESTS FRIENDS.

Grazie a chi ci ha già “messo la faccia”!

 ART vs Parkinson’s too!

 Aiutaci ora a trovare altre sedi espositive dove esporre i Parktraits.

È disponibile anche il libro-portfolio con tutti i 104 ritratti fotografici

(anteprima: https://www.facebook.com/61551379304656/videos/1112059913071568/ https://www.instagram.com/reel/C2VtiCVsgQCcS12Uj_o7Jo6ucgg2SsYmfCGTvk0/)

Per info, prenotazioni, contatti, invio selfie e ritratti: parktraits.parkinsonportraits@gmail.com

(ultimo aggiornamento: 07-02-2024)

Più SI è e più SI… “è”!

PARKTRAITS project

Parkinson’s portraits

(presentazione del progetto)

Il Parktraits project è un progetto-pilota sperimentale, multimediale, “esportabile”, dedicato alle persone con la Malattia di Parkinson e a coloro che, in varie forme, affrontano con loro questa sfida: dai caregivers ai familiari, dagli amici ai medici, dagli infermieri alle associazioni, e così via.

Il progetto ha preso forma grazie a Gerardo Regnani, uno dei fondatori dell’Associazione culturale no-profit FINE (Fotografia e Incontri con le Nuove Espressioni), che patrocina questa iniziativa.

La sua essenza risiede in una raccolta di selfie e ritratti fotografici reinterpretati con lo stile distintivo della “Pop Art”.

Ma perché la Pop Art?

La Pop Art, emersa nella seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato la storia dell’arte contemporanea, abbracciando la cultura popolare e di massa.

La sua filosofia “sovversiva” ha reso l’arte accessibile a tutti, trasformando oggetti comuni in opere d’arte.

Attraverso colori vivaci, tecniche di stampa serigrafica e collage, ha riflesso la società di massa e criticato la superficialità della cultura dei consumi.

Elementi simili caratterizzano anche questo progetto.

E perché la Fotografia La Fotografia, come diceva il semiologo francese Roland Bart, è un “certificato di presenza”.

Pietrifica la presenza di un’assenza con uno sguardo di Medusa, diventando anche una metafora della sorte biologica che tutti affrontiamo.

Rappresenta un monito e un baluardo contro l’oblio, sfidando la sorte attraverso la creazione di documenti visivi.

La Fotografia diventa un’arte per preservare il passato, conservare la memoria e attestare che qualcosa, da qualche parte, in un dato momento: “è stato”.

Nella forma del ritratto, per gli aspetti d’interesse per il progetto, diventa anche un catalizzatore della memoria, una traccia della malattia, della sofferenza e della resilienza delle persone ritratte.

Il selfie è un prodotto di confine, interagendo tra il mondo interno e quello esterno della persona ritratta.

Questa interrelazione sottolinea la capacità della fotografia di creare connessioni e relazioni, diventando un riflesso della società.

La Fotografia, anche nell’ apparente banalità di un selfie, è sempre un atto politico, isolando qualcuno da un contesto e interrompendo il flusso degli eventi.

Agisce come strumento di difesa e offesa, un ponte per condividere emozioni e relazioni tra sé stessi e il mondo circostante.

Il progetto nasce anch’esso come un atto politico, dando voce a chi condivide quotidianamente la propria esperienza con il Parkinson.

I ritratti diventano una testimonianza diretta, una forma di autorappresentazione della dialettica con la malattia, un “metterci la faccia”, seguendo gli stilemi sovversivi della Pop Art.

Il progetto tende a ridurre le distanze, le resistenze e lo stigma talora associato al Parkinson.

Oltre a essere segno di resistenza e di resilienza, trasforma il racconto visuale della malattia in un’opportunità per una maggiore empatia, condivisione e inclusione.

In sintesi, il progetto è un’innovativa iniziativa di volontariato, no-profit, indipendente , gratuita e autofinanziata che, attraverso l’arte e la fotografia, offre un modo suo e peculiare per cercare di dare un ulteriore contributo per affrontare meglio la Malattia di Parkinson, testimoniando esperienze, anche attraverso le Parktraits stories, ove possibile in modo più “leggero”, nonostante la gravità di una sfida, che leggera non lo è affatto.

Per nulla!

Grazie per il sostegno e la condivisione.

***

English version

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G. Regnani, Parktraits_#0, 2023

PARKTRAITS project

Parkinson’s portraits

The project is dedicated to people with Parkinson’s disease and to those who, in various forms, face this challenge with them: from caregivers to family members, from friends to doctors, from nurses to associations, and so on.

The project came to life thanks to Gerardo Regnani, one of the founders of the non-profit cultural association FINE (Photography and Meetings with New Expressions), which sponsors this initiative. Its essence lies in a collection of selfies and photographic portraits reinterpreted with the distinctive style of “Pop Art.”

But why Pop Art?

Pop Art, emerging in the second half of the 20th century, revolutionized the history of contemporary art by embracing popular and mass culture. Its “subversive” philosophy made art accessible to everyone, transforming common objects into works of art. Through vibrant colors, serigraph printing techniques, and collage, it reflected mass society and criticized the superficiality of consumer culture. Similar elements characterize this project as well.

And why Photography?

Photography, as the French semiotician Roland Barthes said, is a “certificate of presence.” It petrifies the presence of an absence with a Medusa-like gaze, becoming a metaphor for the biological fate we all face. It serves as a warning and a bulwark against oblivion, challenging fate through the creation of visual documents. Photography becomes an art to preserve the past, conserve memory, and attest that something, somewhere, at a given moment, “has been.” In the form of a portrait, for the aspects of interest to the project, it also becomes a memory catalyst, a trace of the disease, suffering, and resilience of the portrayed individuals.

The selfie is a border product, interacting between the inner and outer world of the person portrayed. This interrelationship emphasizes the photography’s ability to create connections and relationships, becoming a reflection of society.

Photography, even in the apparent banality of a selfie, is always a political act, isolating someone from a context and interrupting the flow of events. It acts as both a defense and offense, a bridge to share emotions and relationships between oneself and the surrounding world.

The project itself emerges as a political act, giving voice to those who daily share their experience with Parkinson’s. The portraits become a direct testimony, a form of self-representation of the dialectic with the disease, a way of “putting a face on it,” following the subversive styles of Pop Art.

The project aims to reduce distances, resistances, and the stigma sometimes associated with Parkinson’s. Besides being a sign of resistance and resilience, it transforms the visual narrative of the disease into an opportunity for greater empathy, sharing, and inclusion.

In summary, the project is an innovative volunteer, non-profit, independent, free, and self-financed initiative that, through art and photography, offers its own and unique way of trying to make an additional contribution to better face Parkinson’s disease. It testifies to experiences, even through Parktraits stories, where possible in a lighter way, despite the seriousness of a challenge that is by no means light.

Not at all!

Thank you for the support and sharing.

***

Ma, ancora, che cos’è il progetto “Parktraits”?

Un progetto di tutti, in continua, costante crescita, nato da poco più di un mese, che, (spero a beneficio di tutti) descriverei come segue.

Il progetto Parktraits è una raccolta di selfie, di “ri-tratti” dedicati al mondo della Malattia di Parkinson.

Ri-tratti rielaborati in chiave “pop” attraverso l’utilizzo di un comune photo editor, visibili sia “dal vivo”, durante mostre itineranti, sia in via permanente, “da remoto”, on line, al seguente link:

https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/07/08/parktraits-parkinson-portraits/

Il progetto è dedicato, in particolare, alle persone che convivono con la Malattia di Parkinson e a tutto il relativo “indotto” che vi ruota intorno.

Si tratta di un progetto indipendente, gratuito, di volontariato no-profit, al momento, “solo”… autofinanziato.

Un progetto innovativo che potrebbe essere utilmente esportato e adottato anche in altri ambiti e contesti (come hanno convenuto l’ideatore Gerardo Regnani e il Presidente dell’A.I.P., Giangi Milesi, nel corso di uno scambio di riflessioni al riguardo).

Un progetto complementare e non antagonista rispetto ad altri dedicati alla Malattia di Parkinson (già realizzati e/o ancora in corso che siano).

Parktraits non guarda agli altri progetti come iniziative di Serie A o B, ma a quanto questi, in definitiva, risultino – o meno – buoni e utili.
Il progetto Parktraits è tra l’altro caratterizzato, a monte, da una precisa scelta “politica” di tutti protagonisti “ri-tratti”, i quali, attraverso i loro selfie, gli autoritratti, letteralmente, ci “mettono la faccia”. Attraverso ogni ri-tratto ciascuno dei protagonisti, in prima persona, “scende in campo” e “racconta” direttamente, senza particolari filtri e dal suo punto di vista, la Malattia di Parkinson.

Il progetto nasce e cresce autonomamente, quindi, partendo proprio “dal basso”. Da chi, “nel vivo”, condivide il proprio quotidiano con la patologia.

Attraverso i ri-tratti i diretti protagonisti “parlano” direttamente all’osservatore, in pratica senza intermediari.

I protagonisti raffigurati nei ri-tratti si presentano, quindi, autonomamente, da soli, così “come si vedono”, così come credono e sentono di essere.

Le persone ri-tratte si “raccontano”, dunque, per mezzo dell’immagine che essi stessi hanno scelto.

Un selfie, un ritratto, che non gli è stato né suggerito né, tanto meno, in nessun modo, imposto.
I Parktraits possono essere quindi immaginati come una sorta di (quasi) “grado zero” dell’autorappresentazione della Malattia di Parkinson.

Il “quasi” fa riferimento all’intervento in post-produzione per la realizzazione della versione a colori, la versione pop di ciascun ri-tratto che compone i Parktraits.

Così, molto semplicemente, in modo trasparente, è nata e si è via via sviluppata la “nostra”

  1. O. P.‘sgallery / P., nOt. P.!‘s gallery

(Parkinson, nOt Plague!)

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G. Regnani, POP Parktraits, 2023

ART vs Parkinson’s too!

L’acronimo “P.O.P.” – o, nella sua versione estesa, “P., nOt. P.!” – è stato creato per ricordare, per quanto ovvio, che il Parkinson non è affatto una piaga.

Parkinson, nOt Plague!

L’acronimo “P.O.P.” sottolinea quindi l’importanza di distinguere la Malattia di Parkinson dall’idea – preconcetta e tuttora ancora molto radicata – di “piaga”, di “Morbo”, di epidemia trasmissibile.

L’acronimo “P.O.P.” riassume dunque un messaggio positivo, intriso anche di speranza e fiducia, per contrastare possibili stereotipi negativi e/o le percezioni errate riguardanti la Malattia di Parkinson.

Incoraggia una visione più empatica e corretta della condizione, evidenziando che essa non deve essere stigmatizzata come una piaga, perché non è affatto un “morbo”, ma va compresa e adeguatamente supportata, anche combattendo qualsiasi forma di prevenzione, di stigma ancora eventualmente esistente e favorendo una sempre maggiore inclusività anche delle persone che convivono con la Malattia di Parkinson.

Attraverso questi ri-tratti pop, tra l’altro, i protagonisti non di rado “vengono allo scoperto”, sostanzialmente mostrandosi come sono realmente.

Con tutte le loro ricchezze e le loro fragilità, con i loro volti e la loro umanità.

Talora facendo, magari per la prima volta, persino coming out.

In ogni caso, il progetto Parktraits è un’iniziativa autonoma, libera, che “gioca” a… “carte scoperte”!

***

A che “gioco” giochiamo? “Parktraits” a… “carte scoperte”

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G. Regnani, Parktrait_#0, 2023

ART vs Parkinson’s too!

I protagonisti dei ri-tratti partecipano, infatti, in prima persona, autonomamente e direttamente, senza rappresentanti terzi.

Una scelta paradigmatica, un valore aggiunto fondante della raccolta di autoritratti “pop” del progetto Parktraits, nel quale i protagonisti ri-tratti ci “mettono la faccia”.

Letteralmente!

Si “mettono in gioco” personalmente, concretamente, “parlandoci” della Malattia di Parkinson, sulla falsariga della pop art, nella forma di fotografie, ma non solo…

Ma perché lo fanno?

Innanzitutto, perché intendono condividere e testimoniare in modo, per così dire, “leggero”, e da più angolazioni, il cammino difficile delle persone con la Malattia di Parkinson. Cercando, anche attraverso la realizzazione di “ri-tratti” a colori, di farlo, appunto, in modo “leggero”, sebbene si riferiscano ad una patologia e a una realtà che “leggera” non lo è affatto.

Ogni ri-tratto “pop” tenta, quindi, anche di “abbassare le difese” e ridurre lo stigma, ancora presente e diffuso, nei confronti della Malattia di Parkinson.

Una patologia neurodegenerativa che, anche in ambienti nei quali meno te lo aspetteresti, impropriamente e tenacemente, viene ancora chiamata “Morbo” invece che “Malattia”.

Di tutto questo “parlano” i Parktraits.

Un mondo di volti, di “selfie”, di ri-tratti multiformi e multicolore dedicati all’altrettanto poliedrico mondo della Malattia di Parkinson.

Ri-tratti, realizzati e proposti in un formato non respingente, ispirati alla pop art, si è detto, per tentare di ridurre, oltre allo stigma, anche l’isolamento dal quale in tanti si sentono spesso avvolti.

E non solo le persone con la Malattia di Parkinson, per quanto ovvio.

Un isolamento che si “mescola” pericolosamente con altri non meno insidiosi (quanto poco o per nulla visibili) disturbi non motori, quali l’ansia e la depressione, alimentando ulteriormente la sensazione di solitudine vissuta da tanti persone che convivono con la patologia.

La scelta di realizzare questi ri-tratti “pop” intende, dunque, favorire una maggiore empatia, comprensione e vicinanza alle persone che convivono, direttamente o indirettamente, con la Malattia di Parkinson: tanto per i pazienti, quanto per i loro caregiver, i loro familiari, gli amici, i colleghi di lavoro, il personale sanitario, il mondo delle associazioni, gli enti assistenziali, etc.

Una scelta anche “politica” quella dei protagonisti dei ri-tratti, perché ci “mettono la faccia”, esponendosi in prima persona per affrontare la Malattia di Parkinson.

Il riferimento dei Parktraits alla pop art è dunque collegato alla capacità di quel filone/movimento artistico di far emergere, rendere visibili e mettere in luce aspetti anche “spiccioli” della quotidianità della cultura di massa e della società, rompendo gli schemi tradizionali e sfidando le convenzioni contingenti. Utilizzare questa estetica per rappresentare la Malattia di Parkinson significa quindi tentare di combattere – in un modo diverso e creativo – anche gli eventuali stereotipi ancora persistenti sulla Malattia di Parkinson.

La raccolta Parktraits “parla” dunque di tutto questo, descrivendo in modo “leggero” un vissuto che tale, purtroppo, non lo è affatto.

Ma la Malattia di Parkinson non è solo sofferenza, non è solo dolore, non è solo sconfitta. Attraverso il progetto Parktraits diviene anche desiderio di riscossa, di reazione. In ogni caso, un desiderio di non mollare, un moto di resistenza e, usando un termine oggi ormai di gran moda, anche un segno di resilienza.

E la trasformazione dei selfie, dei ritratti e degli autoritratti nei Parktraits (impressi su: fotografie, quadri, disegni, fumetti, string art, etc.) “riflette” anche un mondo che non si ripiega su sè stesso e reagisce come può. Reagisce, quando è possibile, anche con il buon umore, la creatività e, non ultimo, attraverso… i suoi tanti ri-tratti a colori.

I ri-tratti rappresentano, dunque, una forma di espressione creativa che ci si augura possa suscitare anche un senso di maggiore empatia, sensibilità e inclusività.

Questi ri-tratti invitano a guardare al di là della Malattia stessa e a connettersi con le tante, diverse esperienze umane che ci sono dietro.

Il progetto Parktraits è inoltre un modo per dire un sincero grazie – “a colori” – a tutto quel mondo di persone, di sensibilità e di professionalità che aiuta i malati nel loro non facile percorso quotidiano.

Attraverso questi ri-tratti ogni osservatore è inoltre invitato a entrare nel mondo della Malattia di Parkinson, a non lasciare mai sole (non solo) le persone malate e a mettersi nei panni dei protagonisti raffigurati, cercando di comprenderne le loro esperienze e i loro sentimenti.

E, non ultimo, testimoniargli che, di fatto, non sono, né saranno, mai soli!

E se volessi vedere o rivedere l’intera gallery con tutti i ri-tratti pop sinora realizzati, vai al link:

https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/07/08/parktraits-parkinson-portraits/

Info/contatti: parktraits.parkinsonportraits@gmail.com

Non lasciarci soli, quindi, sostieni il Parktraits project!

Grazie a chi ci ha già “messo la faccia”!

ART vs Parkinson’s too!

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G. Regnani, Paerson, 2023

Roma, 31 agosto 2023

***

English version

The “Parktraits” Project and the “Ground Zero” of Parkinson’s Self-Representation

ART vs Parkinson’s too!

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G. Regnani, Parktraits_#0, 2023

What is the “Parktraits” project? A project for everyone, in continuous and constant growth, born just over a month ago, which I would describe as follows, hopefully for the benefit of all. The Parktraits project is a collection of selfies, “re-traced” portraits dedicated to the world of Parkinson’s Disease. These portraits are reimagined in a “pop” style using a common photo editor, visible both in person during traveling exhibitions and permanently online at the following link: https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/07/08/parktraits-parkinson-portraits/ The project is particularly dedicated to people who live with Parkinson’s Disease and all the related aspects surrounding it. It is an independent, free, non-profit volunteer initiative that is currently “only” self-funded. An innovative project that could be usefully exported and adopted in other contexts and settings (as agreed upon by the creator, Gerardo Regnani, and the President of A.I.P., Giangi Milesi, during a reflection exchange). A complementary, not antagonistic project in relation to other endeavors concerning Parkinson’s Disease (both those completed and those ongoing). Parktraits does not compare other projects as Tier A or B initiatives, but rather evaluates whether these projects are ultimately good and beneficial. The Parktraits project is, among other things, characterized by a specific “political” choice made by all the protagonists of the “re-traced” portraits. Through their selfies, these self-portraits literally “put a face on it.” Through each portrait, each protagonist steps onto the field and directly “tells” the story of Parkinson’s Disease from their point of view, without significant filters. The project originates and grows autonomously, starting from the very “bottom,” from those who share their daily lives with the condition. Through these “re-traced” portraits, the direct protagonists speak directly to the observer, without intermediaries. The subjects depicted in the portraits present themselves independently, on their own terms, just as they see themselves, as they believe and feel. In essence, the portrayed individuals “tell their stories” through the images they have chosen. A selfie, a portrait, that has neither been suggested nor, much less, imposed upon them. So, the Parktraits could be seen as a kind of “ground zero” of Parkinson’s self-representation. The “almost” refers to the post-production work involved in creating the colored versions, the pop versions, of each re-traced portrait that makes up the Parktraits. And so, quite simply and transparently, was born and continues to develop our P.O.P.’s gallery / P., nOt. P.!’s gallery (Parkinson, nOt Plague!)

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G. Regnani, POP Parktraits, 2023

ART vs Parkinson’s too!

The acronym “P.O.P.” – or, in its extended form, “P., nOt. P.!” – was created to remind us, as obvious as it might be, that Parkinson’s is by no means a plague. Parkinson, nOt Plague! The acronym “P.O.P.” emphasizes the importance of distinguishing Parkinson’s Disease from the preconceived, still deeply rooted notion of a “plague,” a “Morbo,” a transmissible epidemic. The acronym “P.O.P.” thus encapsulates a positive message imbued with hope and confidence, to counter any potential negative stereotypes or misconceptions about Parkinson’s Disease. It encourages a more empathetic and accurate view of the condition, highlighting that it should not be stigmatized as a plague. Instead, it should be understood and adequately supported, even while combating any existing forms of prejudice, stigma, and promoting greater inclusivity for people living with Parkinson’s Disease. Through these pop re-traced portraits, the protagonists often “come out,” essentially revealing themselves as they truly are, with all their strengths and vulnerabilities, showcasing their faces and humanity. Sometimes, it might even be a first time for them to reveal their stories. In any case, the Parktraits project is an autonomous and free initiative that plays its cards openly!

What “Game” Are We Playing? “Parktraits” with Open Cards

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G. Regnani, Parktrait_#0, 2023.

ART vs Parkinson’s too!

The protagonists of these re-traced portraits participate firsthand, autonomously and directly, without third-party representatives. This paradigmatic choice is an essential value that underpins the collection of “pop” self-portraits in the Parktraits project, where the re-traced protagonists literally “put a face on it.” Literally! They personally and concretely “get into the game,” “speaking” to us about Parkinson’s Disease, following the pattern of pop art, in the form of photographs, and more. But why do they do it? First and foremost, because they intend to share and testify to the difficult journey of those with Parkinson’s Disease from multiple angles, in a “light,” albeit associated with a condition that is far from “light.” Each “pop” re-traced portrait attempts to “lower defenses” and reduce stigma, still present and widespread, against Parkinson’s Disease. A neurodegenerative disorder that, even in environments where you’d least expect it, is still improperly and tenaciously referred to as a “Morbo” rather than a “Disease.” All of this is what the Parktraits are “saying.” A world of faces, selfies, multifaceted and multicolored portraits dedicated to the equally diverse world of Parkinson’s Disease. Portraits, created and presented in a non-intimidating format inspired by pop art, as mentioned earlier, in an attempt to reduce both stigma and the isolation that many often feel. And not just for people with Parkinson’s Disease, of course. This isolation dangerously intermingles with other, equally insidious (yet often invisible) non-motor disorders, such as anxiety and depression, further fueling the sense of loneliness felt by many people living with the condition. The choice to create these “pop” re-traced portraits aims to promote greater empathy, understanding, and closeness to people directly or indirectly affected by Parkinson’s Disease: for patients, caregivers, family members, friends, coworkers, healthcare professionals, the realm of associations, assistance organizations, and more. The protagonists of the re-traced portraits are making a “political” choice by exposing themselves firsthand to confront Parkinson’s Disease. The reference to pop art in the Parktraits is therefore linked to the ability of that artistic movement to highlight and make visible even the “trivial” aspects of mass culture and society, breaking traditional patterns and challenging current conventions. Using this aesthetic to represent Parkinson’s Disease is an attempt to fight, in a different and creative way, any lingering stereotypes about the condition. Thus, the Parktraits collection addresses all of this, describing in a “light” way a lived experience that is unfortunately anything but light. But Parkinson’s Disease is not just suffering, pain, or defeat. Through the Parktraits project, it becomes a desire for recovery, a reaction. In any case, it’s a determination not to give up, an act of resistance, and using a term now in vogue, a sign of resilience. The transformation of selfies, portraits, and self-portraits into Parktraits (printed on photographs, paintings, drawings, comics, string art, etc.) also “reflects” a world that doesn’t fold in on itself and reacts as best it can. It reacts, when possible, with good humor, creativity, and not least, through… its many colored re-traced portraits. Thus, these re-traced portraits represent a form of creative expression that is hoped to evoke a greater sense of empathy, sensitivity, and inclusiveness. These portraits invite us to look beyond the disease itself and connect with the many diverse human experiences behind it. Furthermore, the Parktraits project is a way to genuinely thank, “in color,” the world of people, sensitivity, and professionalism that helps patients in their challenging daily journeys. Through these portraits, every observer is also invited to enter the world of Parkinson’s Disease, never leaving those affected alone, and putting themselves in the shoes of the depicted protagonists, trying to understand their experiences and emotions. And, last but not least, to show them that, in reality, they are not, and will never be, alone! And if you’d like to see or review the entire gallery with all the pop re-traced portraits created so far, follow the link: https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/07/08/parktraits-parkinson-portraits/ So, join the team now by sending your selfie, your portrait, to the email: parktraits.parkinsonportraits@gmail.com Don’t leave us alone, help us!

“Put a face on it”!

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G. Regnani, Paerson, 2023

Thank You!

Rome, August 31, 2023

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TUTTO sul PARKTRAITS project PARKINSON’S portraitsultima modifica: 2023-08-31T07:59:38+02:00da gerardo.regnani
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